Carta di Clan
Le Ceneri del Bivacco

Gli ultimi tizzoni ancora accesi. Gli occhi socchiusi per la notte insonne trascorsa in riva al mare. Un sole roseo si alza sulla linea dell’orizzonte e intanto le onde sospingono una bottiglia verde richiusa con un consunto tappo in sughero. Mentre la bottiglia risale la battigia, fra la schiuma delle onde che si infrangono, mi avvicino al mare. Incurante del freddo ai piedi, afferro la bottiglia, al suo interno c’è un vecchio ingiallito foglio di carta.
Leggo:
1) sarei certo di cambiare la mia vita se potessi cominciare a dire NOI;
2) lo straordinario risiede nelle persone comuni;
3) sono figlio della libertà, a lei darò tutto ciò che sono;
4) non possiamo essere veramente felici, se non nella felicità altrui;
5) nessun uomo sarà libero finché ce ne sarà un altro in catene;
6) l’uomo non è fatto per vivere solo con gli altri, ma più ancora;
7) sono le goccioline a provocare le alluvioni;
8) ecco manda me;
9) se doni pensando: “così poi riceverò” non otterrai mai niente. Solo se doni gratuitamente, senza nulla aspettarti, riceverai tutto;
10) il mondo ha bisogno di te, anche quando ti senti la persona più inutile;
11) chi serve il suo vicino, serve il mondo intero. Questa è la sola strada a noi aperta per servire tutto il mondo;
12) ci sono molti che pensano molto ai poveri del terzo mondo, ma sono incapaci di dare una mano in casa;
13) il miglior modo per tradurre in realtà i propri sogni è svegliarsi.

Spinto dalla profondità di queste frasi, deluso da un mondo in cui questi valori non hanno nessun senso, vado alla ricerca di un nuovo me, ho bisogno di risposte, le idee si affollano nella mia mente, e decido di chiarirle con l’ausilio di qualcuno. Dopo aver fatto lo zaino parto.


Comunità

Sono circondato da un silenzio totale, quasi irreale.
Sento un bisogno, anche se non riesco a distinguerlo nettamente tra le mie idee,
non è semplice, c’è tanta confusione in me. Non capisco più niente, ho paura di ciò che potrò incontrare. Sono debole e confuso, questo è innegabile.
Mi sento tremendamente solo, anche se colgo questo momento di solitudine come contatto con il Signore, l’unico vero punto di arrivo del mio cammino.
Il mio silenzio è interrotto dalla voce di una folla compatta di giovani, uomini e donne.
Al mio arrivo lì, in quella comunità, i miei pensieri si dissolvono lasciando il posto a dei volti luminosi, a degli occhi sorridenti. E’ un cerchio aperto che si chiude col mondo. Fisso con calma i ragazzi. Li scruto attentamente per riuscire a capire cosa li rende così felici. Uno di loro mi nota, mi si avvicina e con una leggera sfacciataggine, mi chiede dove sono diretto. Non rispondo, la mia incertezza mi sovrasta. Riesco solo a balbettare qualcosa e arrossire timidamente. Il ragazzo allora mi toglie lo zaino, mi prende per mano e mi conduce in quel circolo ricreativo che loro chiamano COMUNITA’, in cui, però, già dalla prima occhiata data, spuntano nettamente organizzazione interna e chiarezza di obiettivi.
Ogni componente di quel cerchio, di quella città aperta, non è parte attiva nell’attività da loro svolta, ma è un tutt’uno con gli altri.
Un po’ alla volta mi lascio andare. Mi faccio prendere dall’entusiasmo: qui è così facile, viene così spontaneo e naturale; tutto quello che di me mi sembra assurdo, qui sembra non vogliano neanche vederlo.
Nessuno è escluso e nessuno è mai troppo al centro; nessuno è messo da parte se la pensa diversamente e ciascuno si dà da fare tenendo coscienziosamente fede ai propri impegni.
Quando vado via il saluto è caloroso.
Ma, se l’incontro con una così piccola e semplice comunità mi ha lasciato così pieno di buoni propositi, ho speranza di ritrovare lo stesso fuori? Ho speranza di trovare un mondo che sia altrettanto accogliente verso tutti i suoi membri? Non nascondo che tutto ciò sembra difficile, ma il cammino prosegue.


Politica

All’ennesimo bivio Paese-Lido scelgo il Paese.
Mi imbatto subito in un tipo strano: occhiali, abbigliamento trasandato, frenesia a mille. Vuole farmi qualche domanda: è un giornalista! Ma sono io che ho bisogno di risposte, e subito capovolgo la situazione:
“Mi scusi, ma lei che è così coinvolto nelle vicende di questo mondo, pensa di fare qualcosa per vederlo migliore?”
“Io? Ma… Francamente… Però… sì, forse si. Io informo, questo è il servizio che faccio alla società”
“Informa?”
“Si, è fondamentale in questo mondo aperto e globalizzato che ciascuno ben conosca la realtà in cui vive tutti i giorni senza per altro trascurare quella che si può definire la “grande politica”, la politica internazionale. E’ fondamentale informarsi e riportare le proprie informazioni agli altri, comprendere di vivere in un mondo interrelato, saper stare ovunque e con chiunque.
“Lei intende così la sua professione? Come servizio agli altri?”
“Indubbiamente. Io spero nell’ambito della politica, e la politica è servizio, certamente azione priva di interessi personali, senza proprie meschine finalità economiche.”
“Ma non ha paura di restare isolato in questa vastità, di restare una voce inascoltata?”
“Indubbiamente! Guarda un quotidiano: ogni giorno il mio è uno fra un centinaio di articoli, ma, come si dice, l’importante è partecipare, convinti e con serietà.”
PARTECIPARE.


Servizio

Si. Darsi da fare. Non voglio più che le cose mi scorrano al fianco come fiori non colti; bussare alle porte, voglio vivere, rischiare, dare; e cerco qualcuno che abbia bisogno di me.
Mentre mi guardo intorno, un ragazzo mi corre incontro e mi abbraccia. Mi riempie di baci, mi prende per mano e mi conduce con sé.
“Eugenio! Eugenio!” Il ragazzo che lo chiama è un volontario che svolge il suo servizio presso una comunità di diversamente abili. Cominciamo a parlare accompagnando Eugenio che intanto saltella e si gode la vita tutt’intorno.Gli chiedo:
“Perché, invece che passare il tuo tempo con gli amici, a scherzare e a divertirti, sei qui?”
“Anche qui mi diverto con questi ragazzi e più tempo trascorro con loro, più aspiro a dare tutta la mia vita al servizio.”
“Non è difficile, per un giovane della tua età, adempiere a questo servizio?”
“All’inizio è molto difficile, ti senti inadatto a e disagio, ma poi, si comprende che tutto sommato è sufficiente un po’ di attenzione verso gli altri e sensibilità nel comprendere i bisogni del prossimo Certo è necessario acquisire anche le conoscenze e le capacità per svolgere il servizio con competenza”
“Ma non pensi che la tua attività possa restare isolata e che gli altri non siano a conoscenza della realtà che tu affronti?”
“Credo, anzi, che facendo io servizio, gli altri diventino consapevoli delle difficoltà delle persone che hanno realmente bisogno di noi.”
“Con quali motivazioni invoglieresti gli altri a fare lo stesso?”
“Direi loro che, da quando sono qui, avverto in me alcuni cambiamenti: seppure abbia dato qualcosa a loro, quello che ho ricevuto mi sembra di più.”
Rendermi utile agli altri ha suscitato in me un grande interrogativo: “Come potrei riuscire ad aiutare una persona a me completamente estranea? Da dove la necessità di darle una mano?”


Fede

In cerca di risposte mi rimetto in cammino fino ad arrivare in un monastero dove mi accoglie una suora Francescana, Suor Israel. Nel corso della visita al monastero ho l’occasione di manifestarle le mie perplessità sul suo nome. Mi dice: “ Israel deriva dai miei studi e dalla mia passione per l’Ebraismo”. “Come mai questa scelta?”
“Ho avvertito la necessità di conoscere la cultura e la religione ebraica perché attraverso il confronto con gli altri ritengo sia possibile rafforzare la mia fede.”(E poi uno dei capisaldi della nostra religione è la preghiera, e che senso avrebbe pregare solo per sé stessi e non per gli altri?”)
“Tu pensi di esserci riuscita?”
“Non posso affermarlo, perché ritengo che la fede sia una continua ricerca. Quando la vita ti mette alla prova, bisogna avere il coraggio di porsi delle domande e cercare delle risposte attraverso la lettura dei testi sacri e la preghiera.”
Approfittando della disponibilità di suor Israel, continuo a porle i miei dubbi.
“ Come possiamo vivere più concretamente la nostra religione?”Dopo averci pensato un po’ su, mi risponde: “Attraverso una più approfondita conoscenza delle sacre scritture e la loro applicazione nel quotidiano. Ricordati, però, che nella vita, in ogni situazione, grande o piccola che sia, devi tener sempre presente Cristo, quando pensi di non farcela, appoggiati a Lui e vedrai che riuscirai ad andare avanti.”
Sembra così facile, il suo voltomi induce a pensare che ce la posso fare, che il mio cammino è appena cominciato e che non posso arrendermi così facilmente.
Interrogarmi sulla mia esistenza da cristiano e scavare nella mia anima mi riesce difficile,non riesco a esporre i miei dubbi, e non mi voglio accontentare di traguardi troppo vicini.
Continuerò a ricercare la VERITA’ e la VIA.


Strada
Sono in cammino ormai da lungo tempo; mi dirigo verso il Monte Azzurro quando il clacson di un’auto mi distoglie dai miei pensieri.
“Ehi, ciao!Vuoi un passaggio?”
“No, ti ringrazio.Preferisco farcela con le mie forze!”
“Sono del posto e ti posso assicurare che il sentiero per la vetta è ora più faticoso che prima, è difficile da rintracciare perché nessuno più lo percorre!”
“Il bello della strada è proprio questo: essere disposti ad affrontare gli imprevisti e le sfide che essa presenta. Poi la strada è RICERCA: e se io non fossi andato avanti a piedi non avrei trovato nulla, non avrei potuto incontrare tutti quelli che mi hanno aiutato a scoprire la realtà che mi circonda! Sulla strada ho potuto incontrare, conoscere e vivere la comunità, ho fatto esperienza di avvicinamento a Dio e sono stato a contatto con gente che aveva bisogno di me, o poteva arricchirmi.” “Che significato ha per te tutto questo?”
“La mia strada ha avuto inizio come bisogno,ma, lungo il tragitto,un vivo senso di libertà: la strada ti chiama, vuole essere percorsa ma sei tu a scegliere dove andare, e questo ti richiede responsabilità, consapevolezza, per non farti camminare ma scegliere tu il tragitto.
Per questo non posso accettare un passaggio;ogni volta si offra un’opportunità per fare strada, essa va colta, seppure nell’intenzione di vivere poi quell’esperienza in modo del tutto personale prendendo e dando quanto si vuole!”
“Ok, allora ti auguro
BUONA STRADA!”


Ti potrà sembrare solo una favoletta, ma questo ragazzo con “troppi complessi”, è davvero così distante dalla realtà?
Non c’è un po’ di quel ragazzo in ognuno di noi?…………..


…….. La STRADA è ancora lunga,
sta a te decidere se rendere questa favola una REALTA’!!!!
In fondo,SOGNARE non fa parte del nostro essere SCOUT?
Ricorda: OGNI ARRIVO, E’ UNA PARTENZA!!!!!

BUONA STRADA

by Clan dell' Aurora 2003/2004 & 2004/2005

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